Comune di Segusino

Il toponimo Segusino, di origini latine, potrebbe essere posto in relazione con l’antica Segusium (la torinese Susa) o, piuttosto, con l’aggettivo “securus”, zona sicura e protetta, riferendosi alla configurazione ambientale ed evocando le montagne sulle quali si arrocca.

Di notevole importanza il sito archeologico, risalente al neolitico, sulla cresta del monte Doc dove, nel 2001, è venuta alla luce un’ingente quantità di selce lavorata; una scoperta che ha confermato qui la presenza preistorica dell’uomo. Gli utensili ritrovati – impiegati per la caccia, il taglio e la lavorazione del legno – fanno risalire il sito all’epoca dell’uomo di Neanderthal (80-35 mila anni fa).

Il primo riferimento storico del paese risale al 983, quando il vescovo Rodolfo donò le terre di Segusino al monastero dei Santi Felice e Fortunato di Vicenza, per rifonderlo dei danni provocati dalle incursioni ungare. Da quasi mille anni fa parte dalla diocesi di Padova.

Il comune comprende le borgate di Riva Secca e Riva Grassa. Il suo territorio sale poi a Stramare (420 m), antico e pittoresco borgo dall’atmosfera magica e rilassata, che dopo decenni di abbandono è stato recuperato e rivitalizzato mantenendo con orgoglio i segni del tempo.

Curiosa la leggenda che vuole i boschi intorno a Segusino frequentati dal “mazharol”, una sorta di folletto dispettoso, con mani e piedi caprini, abito rosso e un cappello appuntito, che ama nascondersi fra gli alberi, in attesa di tormentare i passanti.

Nell’ultimo dopoguerra ha preso avvio l’industria dell’occhiale che nei decenni successivi ha progressivamente trasformato l’economia segusinese, e poi del Basso Feltrino, fino a generare un distretto di importanza mondiale tutt’oggi florido.

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