Segusino

Corte Finadri - 31040 Segusino (TV)
Tel.: 0423 984411 

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Description

Il toponimo Segusino, di origini latine, potrebbe essere posto in relazione con l’antica Segusium (la torinese Susa) o, piuttosto, con l’aggettivo “securus”, zona sicura e protetta, riferendosi alla configurazione ambientale ed evocando le montagne sulle quali si arrocca.

Di notevole importanza il sito archeologico, risalente al neolitico, sulla cresta del monte Doc dove, nel 2001, è venuta alla luce un’ingente quantità di selce lavorata; una scoperta che ha confermato qui la presenza preistorica dell’uomo. Gli utensili ritrovati - impiegati per la caccia, il taglio e la lavorazione del legno - fanno risalire il sito all’epoca dell’uomo di Neanderthal (80-35 mila anni fa).

Il primo riferimento storico del paese risale al 983, quando il vescovo Rodolfo donò le terre di Segusino al monastero dei Santi Felice e Fortunato di Vicenza, per rifonderlo dei danni provocati dalle incursioni ungare. Da quasi mille anni fa parte dalla diocesi di Padova.

La parrocchiale di Santa Lucia è stata del tutto ristrutturata dopo le devastazioni subite durante la prima guerra mondiale; dell’edificio originario, citato nel 1259, è rimasto veramente poco. È decorata in stile neogotico e conserva al suo interno un incantevole altare con colonne di marmo di Verona dedicato alla Madonna, un altare della Pietà, miracolosamente scampato ai colpi di mortaio, e due dipinti dedicati alla Santa, opera di Sergio Favotto, realizzati in occasione del Giubileo del 2000.

Nel periodo natalizio, presso l’ex casa del cappellano, viene allestito il Presepe Artistico, che richiama ogni anno migliaia di persone. La scena della Natività è inserita nel paesaggio locale e calata nella vita contadina.

Il comune comprende le borgate di Riva Secca e Riva Grassa. Il suo territorio sale poi a Stramare (420 m), antico e pittoresco borgo dall’atmosfera magica e rilassata, che dopo decenni di abbandono è stato recuperato e rivitalizzato mantenendo con orgoglio i segni del tempo. La chiesa di San Valentino era, ed è, il centro urbanistico e, naturalmente, il punto di riferimento spirituale per la comunità che si rivolgeva al Santo (prima che diventasse protettore degli innamorati) per la liberazione dall’epilessia. Nella suggestiva piazzetta è interessante la fontana, ricavata da un unico pezzo di pietra proveniente dalla Val di Non.
Salendo in quota, Miliés (680 m). È il punto di partenza per innumerevoli passeggiate ed escursioni: Casera Miliana, Col da Fi, Monte Doc, a 1394 metri di altitudine. Miliés è attraversata dal sentiero E7, che fa parte dei sentieri europei a lunga distanza, il cui percorso inizia a Lisbona, attraversa la Spagna, supera i Pirenei e la costa Azzurra, scende verso l’Adige e il Grappa, per giungere a Miliés e proseguire fino in Romania. Nella frazione montana esiste la chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice, datata 1875 e costruita presumibilmente su una preesistente cappella, recentemente restaurata, orgoglio del gruppo alpini e di tutta la borgata.

Altri oratori, di antica origine, dominano Segusino dalle colline circostanti: quello di Santo Stefano, ricostruito a “òpera de ròdol” dopo la seconda guerra mondiale; quello dei Santi Gervasio e Protasio, già sede di un eremitaggio, e quello di San Barnaba, conosciuto come “la céseta del diaolet” (la chiesetta del diavoletto), perché nella pala d’altare è raffigurato ai piedi del santo un piccolo diavolo. La particolare torre campanaria, costruita dopo la Grande Guerra e che svetta al centro del paese, ne è diventata il simbolo.

Curiosa la leggenda che vuole i boschi intorno a Segusino frequentati dal “mazharol”, una sorta di folletto dispettoso, con mani e piedi caprini, abito rosso e un cappello appuntito, che ama nascondersi fra gli alberi, in attesa di tormentare i passanti.

Nell’ultimo dopoguerra ha preso avvio l’industria dell’occhiale che nei decenni successivi ha progressivamente trasformato l’economia segusinese, e poi del Basso Feltrino, fino a generare un distretto di importanza mondiale tutt’oggi florido.

Fino allora, l’economia è stata prettamente rurale, fatta di agricoltura e poco artigianato. La collocazione a ridosso della montagna aveva favorito l’allevamento, soprattutto bovino, e una diffusa lavorazione del latte che si intensificava durante il periodo estivo nelle strutture a mezza costa e ad alta quota. L’arte casearia continua tutt’oggi nelle ultime malghe rimaste, nei laboratori a valle e, recentemente, col ritorno di quella caprina. Nell’ironico gioco dei campanili, è lo stesso nomignolo dei segusinesi a richiamare l’antico legame con la caseificazione: il termine s-céch, con cui sono conosciuti nei paesi limitrofi, si riferisce ad un formaggio fresco, destinato all’uso immediato, un tempo molto diffuso nelle famiglie locali. Pur impropriamente, oggi quella voce gergale viene associata a tutto il formaggio segusinese, destinato invece anche alla stagionatura. In aggiunta ai tradizionali burro e ricotta, oggi si stanno affiancando anche nuovi formaggi, speziati e in altre varianti.

Segusino ha in corso due gemellaggi: dal 1982 con Chipilo (stato di Puebla - Messico), paese fondato nel 1882 da emigranti prevalentemente segusinesi e della Vallata del Piave, dove, oltre a mantenere numerose tradizioni venete, si continua a parlare la variante basso bellunese del dialetto veneto; dal 2000 con Saint Jory, situato nelle immediate vicinanze di Tolosa – Francia, zona in cui sono emigrati e tuttora residenti molti cittadini di origine trevigiana.

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